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Nell’ultimo consiglio comunale si è parlato delle ex Fucini. Argomento non nuovo e già affrontato più volte, sia in sede di consiglio sia in assemblee pubbliche dove l’Amministrazione Comunale ha incontrato i cittadini, non solo per spiegare le proprie intenzioni ma anche per ascoltare coloro che hanno deciso di partecipare e di intervenire portando le loro opinioni, idee e proposte. Un lavoro che non si è limitato a chi è potuto essere presente ma anche al dialogo con il tessuto associativo del paese.
Il palazzo che ospitava le scuole Fucini ha rappresentato un punto centrale e fondamentale della scorsa campagna elettorale, così come occupa un punto centrale nella storia e nella “geografia” (perdonatemi il termine) di San Vincenzo.
Mentre altri avevano idee confuse e spesso mutabili – demolizione completa, demolizione di un solo piano, recupero delle volumetrie abbattute oppure vendita delle stesse – nella visione politica dell’attuale Amministrazione è sempre stato chiaro il desiderio di SALVARE LE FUCINI e restaurarle DOPO ANNI DI IMPALCATURE E DEGRADO.
Impalcature per altro non economiche e che venivano affittate e pagate con gli stessi soldi dei contribuenti per cui adesso si grida allo scandalo ma che nell’ultimo decennio (minimo) non turbavano evidentemente così tanto.
L’importanza di questo palazzo è addirittura aumentata negli anni, con la progressiva scomparsa degli spazi di aggregazione per la vita di comunità (ad esempio per fare delle riunioni sia per cittadini che per associazioni), oltre che la riduzione dei locali a disposizione del comune che è costretto a cercarli altrove (come ad esempio l’affitto che viene versato a Ferrovie dello Stato per i locali occupati dall’ufficio informazioni).
La demolizione, o proseguire con l’abbandono che porterebbe quindi al crollo, delle ex scuole Fucini rappresenterebbe per la comunità di San Vincenzo una perdita enorme.
Questo non per attaccamento al passato, per nostalgia o per romanticismo. Chiunque definisca così la volontà di salvaguardare questo edificio, non è che miope.
Si parla (ancora) di case al posto delle Fucini, giustificandosi talvolta con la necessità per i giovani di farsi un nido e una famiglia.
Eppure, premesso che il ramo immobiliare non è sicuramente il mio, mi chiedo un appartamento in pieno centro come possa essere alla portata delle tasche di un giovane che sta iniziando a costruire la sua vita.
Se si argomenta con il bisogno di case per residenti a San Vincenzo, cosa quantomai vera ed emergenziale, mi chiedo però come mai si sia gridato allo scandalo etichettando l’Amministrazione di essere dei venduti e dei palazzinari per la decisione di SBLOCCARE LA SITUAZIONE VENTENNALE DEL SILO SOLVAY che, dimenticato, spicca come rugginoso biglietto da visita del paese da ormai troppi anni.
Sarà che lì si preferiva un enorme centro commerciale.
Si pensa poi di spostare volumi, quasi fossero costruzioni per bambini, finendo poi nella più classica della metafora a mischiare le mele con le pere. Pretendendo di poter interscambiare liberamente destinazioni d’uso diverse.
Nulla di tutto questo sarebbe possibile eppure se ne parla ancora, probabilmente davanti alle pagine di una gazzetta aperta e un aperitivo sorseggiato per metà sul tavolo del bar, luogo dove la politica non si fa con le idee e i fatti ma solo a chi urla più forte.
O magari con un post su facebook.
Ma l’importante del resto è gettare discredito. Soprattutto quando si ha poco altro da dire.
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